Omelia di S.E. mons. Oscar Cantoni
vescovo di Como
in occasione della S. Messa in suffragio di mons. Alessandro Maggiolini

Riprendiamo dal sito della Diocesi di Como l'omelia che mons. Oscar Cantoni ha pronunciato l'11 novembre 2018, in occasione della S. Messa in suffragio di mons. Maggiolini nel X anniversario della scomparsa.

La nostra cattedrale conserva e venera le spoglie mortali del nostro amato vescovo Alessandro, di cui ricorre proprio oggi il decimo anniversario del suo ingresso nella vita eterna. Egli ha voluto essere sepolto in questa sede, madre di tutte le chiese della diocesi, per testimoniare il suo radicamento profondo alla Chiesa di Como, che egli ha amato e servito, e alla quale ha donato generosamente tutto se stesso.

Ricordo, nel giorno del suo ingresso in diocesi , quella frase che in seguito mi confidò di essergli costata molto, ma che rispecchiava la sua intenzione profonda: “da ora sono vostro!”, come a dire: ciò che sono, fin dall’ intimo del mio cuore, le mie forze e il mio agire, in piena libertà, è in funzione vostra: mi dono a voi, totalmente, fino alla fine”.

Questo slancio di piena fiducia e di obbedienza alla volontà di Dio, che lo ha voluto qui a servire la Chiesa di Como per ben diciassette anni, è il medesimo che ha animato la povera vedova nel Vangelo di oggi a donare tutto quello che possedeva, in piena consapevolezza, senza ritenere nulla per se’, così da destare l’ammirazione di Gesù, che ha additato questa povera donna vedova ai suoi discepoli come esempio di totale confidenza e di pieno affidamento alla provvidenza di Dio padre. Contrariamente alle apparenze, questa vedova povera ha versato nel tesoro del tempio più di quelli che vi avevano gettato molto. Essi avevano offerto soltanto del loro superfluo, ella, invece, ha offerto la sua vita in dono.

Chi avuto, come me, la grazia di conoscere a fondo il vescovo Alessandro, nella sua umile e insieme nobile semplicità, a dispetto di chi lo riteneva grande per le sue doti e per l’acutezza dei suoi interventi, sa che egli sarebbe stato contento di essere paragonato non a qualunque altro personaggio del Vangelo che va incontro a Gesù, ma proprio a questa povera donna, umiliata e disprezzata, perché nella condizione vedovile, ma grande davanti a Dio perché piena di illimitata fiducia in Lui.

La grandezza di questo Pastore che il Signore ha regalato alla nostra Chiesa, sta nell’aver presentato un cristianesimo senza sconti, nella radicalità delle sue esigenze. Il vescovo Alessandro non ha esitato nel proporre “la misura alta della vita cristiana”, unita però alla consapevolezza della fragilità della condizione umana, che ha bisogno di sperimentare la misericordia di Dio. Essa promuove l’uomo proprio a partire dalla sua debolezza e lo incoraggia a riprendere costantemente le strade della santità, con tanta fiducia nell’aiuto della grazia santificante.

Vorrei ricordare infine l’efficacia del vescovo Alessandro nel suscitare, soprattutto nei giovani, in vista di un impegno nella personale vocazione, una sana inquietudine dello spirito, che è l’unica modalità per impegnarsi contro il nikilismo, oggi purtroppo imperante. Egli era solito spronare i giovani a decidersi per un impegno costoso che riempisse la vita per intero, a favore del bene della comunità, senza disperare mai nella Provvidenza, che sostiene e realizza qualunque iniziativa di servizio.

Proprio come il profeta Elia nella prima lettura, che assicura alla vedova di Zarepta: “la farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il  Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”. Parole piene di speranza, molto diverse dalle affermazioni dei profeti di sventura, tanto spesso ancora oggi all’azione.

 

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