Non si tratta di una notizia eclatante né rarissima. Un prete di trent’anni annuncia di metter su casa con una donna già sposata, in un paese vicino a Pavia. Non è il caso di lasciarsi andare a giudizi affrettati dicendo che sono tutti così; che i preti i quali riescono a mantenere la parola data per il celibato sono eccezioni: anzi, sono ipocriti; che le associazioni di ex-preti anche in Italia sono già numerose e ostentano una dignità che in qualche modo accusa tutti gli altri ecc. Insomma, un prete si toglie dall’altare ed entra nella stanza da letto di una donna.

         La meraviglia dovrebbe essere suscitata da coloro che, magari con fatica, rimangono fedeli agli impegni dati alla Chiesa durante il Rito dell’Ordinazione: quando si son sentiti dire che adesso sono sacerdoti in eterno e hanno espresso la loro volontà di appartenere totalmente a Cristo e di non dividere né cuore né corpo con una donna, bella o brutta che fosse, giovane o vecchia, capace di tenere la parola o pronta a smentirla nel giro di poco tempo: magari prima della fine dei confetti, se confetti ci saranno.

         La meraviglia, sì. Provate a guardare preti venticinque-trentenni nel pieno delle forze, che si mettono a pregare, si dedicano ai ragazzi in modo entusiastico e faticoso, ascoltano le confidenze di adolescenti che hanno bisogno di chiarezza per identificare il loro destino, consolano le madri quando queste si trovano di fronte a sorprese dolorose nei loro figli e così via. Dove trovano la forza per essere disponibili a tutte queste incombenze? Togliete la preghiera, e avrete un giovanotto che fa da assistente sociale, al più. E non si sa fino a quando. Ma poi, dove trovare le parole di consolazione per gli ammalati che si visitano e per la misericordia di Cristo da donare nella confessione, dopo aver ascoltato l’estenuante monotonia del male?

         Mi spiace quando leggo una notizia come questa, ma non riesco a stupirmi più di tanto. “Addio, mi sono innamorato”, dice il prete pavese. Ma non si era innamorato prima del Signore Gesù e delle persone che hanno bisogno di lui?

         Non vorrei rimproverare più di tanto, senza conoscere l’intera situazione del prete. Un’osservazione mi viene dolorosamente nell’animo: gli stessi media che adesso strillano per lo scandalo del prete innamorato della sposata, non sono gli stessi che esaltano l’infedeltà coniugale, il passaggio da un letto matrimoniale all’altro, il coraggio di abbandonare una famiglia per seguire un capriccio? Istìgano, e poi condannano.

         Si può addirittura vedere qualcosa di positivo in questa vicenda. Se un sacerdote che deraglia dalla propria strada merita ancora qualche riga o qualche colonna di cronaca significa che si è di fronte a un’eccezione. Prego per lui e chiedo ai preti che ne vengono a conoscenza di pregare loro pure. Un ponte che sta in piedi non merita una cronaca; un ponte che crolla, sì.

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