Zoppicature ecclesiastiche

Basterebbe far passare mezzo metro di rassegna stampa di questi giorni, per vedere quanta attenzione viene prestata a sacerdoti o a vescovi che si mostrano inclini quanto meno a scusare, se non proprio ad accogliere a braccia aperte, ecclesiastici che incorrono in qualche incespicatura in fatto di celibato e di castità.

Si possono prendere due casi recenti. Proporzione quasi trascurabile Il primo, in ordine di tempo è la vicenda del parroco di Monterosso di Abano, don Sante Sguotti, 41 anni; il secondo è la sospensione della visita di Mons. Franco Agostinelli, vescovo di Grosseto, a una sorta di festa dei gay che si sarebbe celebrata al Circolo Arcigay “Leonardo da Vinci” nella medesima città: manifestazioni non troppo occulte, ma anzi esibite con pagine intere di giornale come se si trattasse dello scoppio di una guerra mondiale. Santo cielo: alle notizie va dato il rilievo che si meritano. E, dopo il can can che si è fatto, soprattutto in Inghilterra e in America a questo riguardo, l’Italia non poteva rimanere in coda.

Primo fatto. Don Sante Sguotti, parroco di Monterosso di Abano come si è detto, dal pulpito, parlando a cuore aperto ai suoi fedeli in chiesa, ha spiegato di non voler fare come “Adamo ed Eva che si nascosero al richiamo di Dio, dopo il peccato originale”, dimenticando così il peccato originale e ostentando solo il frutto di ciò che avvenne tra il fogliame. Niente esitazione. Niente paura. Piuttosto una punta di esibizione, se si riesce a legger bene. Un pizzicore che vuole attirare qualche attenzione. E di fatti l’attenzione la provoca: il Vescovo di Padova, Mons. Antonio Matiazzo, lo invita a dimettersi e a non celebrare più messa. Il sacerdote si presenta ugualmente all’altare, ma opta per una Liturgia della Parola, in abito talare, senza il rito della Comunione. Agli oltre 200 fedeli che assiepano la piccola chiesa, avvisa che “questa non poteva essere una celebrazione normale: la Messa è un dono troppo grande per essere strumentalizzato in un volgare braccio di ferro”.

Secondo fatto. Mons. Franco Agostinelli, vescovo di Grosseto, è atteso al circolo Arcigay “Leonardo da Vinci” della città, sempre nell’ambito della sua attività pastorale.

In una intervista al quotidiano locale, il vescovo sottolinea che bisogna di no “all’ostruzionismo sia da parte della Chiesa, sia dalle fila delle manifestazioni dell’orgoglio gay” e che “lesbiche e gay sono figli di Dio, persone di questo mondo: non devono essere obbligati a fuggire o a vergognarsi e io – dice il vescovo –, non voglio giudicare chi ha un progetto antropologico diverso dal mio”. A poche ore dall’incontro, il vescovo fa sapere che l’appuntamento salterà: non ci sono divieti o rimproveri dall’alto: no, è che il vescovo si sarebbe reso conto del bazar mediatico che l’iniziativa ha avuto e avrebbe voluto scongiurare “qualsiasi tipo di strumentalizzazione”.

Due chiose agli avvenimenti. Una prima. Non si riesce a capire come un prete, durante il rito dell’ordinazione rinunci solennemente al matrimonio e giuri in qualche modo obbedienza a Dio e al vescovo, da una parte, e poi si prenda l’arbitrio di agire come gli frulla in testa. Non sarebbe più logico e leale lasciare gli impegni sacerdotali, quando non si sono osservati, invece di sfidare …chi?

La seconda riflessione: occorre molto acume a un vescovo per capire che l’incontro del capo di una chiesa con degli omosessuali susciterà scalpore? Forse la domestica del vescovo aveva capito le cose prima del suo padrone.

Una postilla: ciò che per nei credenti suscita maggiore sofferenza è forse il fatto che il celibato sacerdotale, il quale era stato pensato da Cristo come una sorta di miracolo o almeno di un poco di eroismo, susciti una claque da stadio, come se si trattasse della vittoria a un derby. E’ doveroso riflettere: avvenimenti come questi indicano una fede in declino. Occorre rimetterci tutti al lavoro: a pregare innanzitutto.

 

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