Anche il Papa soffre il caldo. Castelgandolfo, dove si trova per un po' di vacanza, del resto, non è l'Everest. Implacabile, il clima regala temperature da capogiro - non ha mai fatto tanto soffoco - e umidità opprimente. E così, domenica scorsa Giovanni Paolo II ha rilevato e ammonito: «Vasti incendi si sono sviluppati in questi giorni in alcune nazioni d'Europa... Provocando morti e ingenti danni all'ambiente... Vi invito a unirvi alla mia preghiera per le vittime di queste calamità, ed esorto tutti ad elevare al Signore fervide suppliche perché doni alla terra assetata il refrigerio della pioggia». Pioggia che, aveva detto ancora il Papa in altra occasione, è «un segno dell'amore divino» con la quale «il Creatore imbandisce una mensa per gli animali» e si premura di «dare il cibo anche ai più piccoli viventi».

       Dopo di che, uno che segue la cronaca in televisione o la legge sul giornale, si domanda se abbiano ancora senso queste e simili pratiche religiose raccomandate. Ricordo da ragazzo le processioni mattutine che si svolgevano per i campi nei giorni delle «rogazioni» quando il prete aspergeva la terra di acqua santa e si cantavano le litanie dei santi e si elevavano suppliche per il buon raccolto prossimo. Ricordo da ragazzo, quando si oscurava il cielo e si striava di bianco minacciando la grandine: il parroco faceva suonare il campanone e sulla porta della chiesa bruciava l'ulivo avanzato dalla Domenica delle Palme e invocava: «A fulgure et tempestate, libera nos, Domine». Ricordo da ragazzo, quando il giorno di Sant'Antonio Abate - quello del maiale tentatore - il prete benediceva le stalle e lasciava un'immagine sacra da affiggere alla porta. Ma poi c'erano tanti protettori: Sant'Apollonia per i denti; Sant'Antonio da Padova per ritrovare le cose perdute; Sant'Agata per il latte alle mamme, eccetera.

       D'accordo. Ma oggi? Oggi quando si è resa possibile l'irrigazione artificiale, la protezione delle pianticelle con tele cerate, il ricorso al veterinario, all'internista, al traumatologo con tanto di antibiotici e analgesici: oggi quando sdottorano i meteorologi al termine di ogni telegiornale, e si vede l'evolversi del tempo in figurine colorate e si osserva addirittura l'andamento delle nubi dal satellite, quale senso ha ancora pregare perché Dio mandi la pioggia? E’ Dio che la manda o il formarsi di zone a bassa temperatura? E non è più saggio predisporsi a calure tropicali o a freddi polari, come ci viene raccomandato dal piccolo schermo, e attendere ciò che deve avvenire?

       Boh. Intanto, occorre controllare se le previsioni televisive del tempo azzeccano sempre. Non mancano sorprese al riguardo. Poi, è la solita storia del progresso scientifico e tecnico - da continuare, sia chiaro - che riduce lo spazio all'azione di Dio. La penicillina manda a spasso l'influsso di Dio e fa calare la febbre per l'influenza. La peste non è più una maledizione da aspergere, ma un malanno da osteggiare. Le malattie di stagione si curano perfino preventivamente con la vaccinazione. Dio non si vede ridotto a un cantuccio della vita dove rimarrà finché non saranno scoperte cure appropriate? A un certo punto non si saprà più che farne? È nato l'uomo adulto che agisce come se Dio non esistesse e così via celebrando?

       Calma, e se si giunge a un punto in cui le scoperte umane non servono più? Non c'è qualche sfregio mentale da aggiustare nei piromani? E ancora: chi ha dato all'uomo la capacità di raggiungere le scoperte le quali sembra pretendano che facciamo a meno di Dio? E chi dà all'uomo la forza di sostenere senza disperarsi le cose che non vanno? E chissà se anche gli specialisti che profetizzano sul tempo di domani non bisbiglino prima una preghiera per non sbagliare troppo? Noi, uomini contemporanei, dovremmo forse smettere le nostre borie e imparare l'umiltà per cui tutto ciò che avviene è dono. Riservando addirittura un filo di spazio al miracolo possibile.

       Con il Papa prego anch'io. Può essere che, aspettando la pioggia e un poco di refrigerio, riesca almeno a non lamentarmi ogni momento per l'afa. Stufando. Gli stessi telegiornali potrebbero diventare meno uggiosi.

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